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lunedì 25 giugno 2012

MOBILITA' SOSTENIBILE: a proposito di...


[Genova, 25 giugno 2012]
E’ di questa mattina la notizia che nel piano di sviluppo del Governo sono previste ingenti risorse per le città capoluogo; Genova dovrebbe ricevere consistenti aiuti per risolvere alcuni nodi rilevanti della mobilità pubblica. Se fosse vera, è una bella notizia in quanto la realizzazione degli interventi previsti dal programma del Comune colmano lacune oramai non più sostenibili nella mobilità pubblica. Ci vorranno degli anni ma alla fine, e sperando che i soldi siano ben spesi e si faccia presto, la nervatura principale del sistema di mobilità pubblica e collettiva sarà completato e all’altezza delle esigenze della città.
Se il futuro quindi sembra apparire più sereno non altrettanto può dirsi del presente che ci offre un’immagine ferma e pericolosamente arretrante della mobilità urbana.
E’ troppo presto per esprimere un giudizio sull’attività della Giunta Doria e molto probabilmente lo stile del sindaco ( per questo molto apprezzabile) non è incline agli annunci; quindi potremmo anche sperare che una volta chiusa la difficile situazione del bilancio, si inizi a pensare a cosa fare in città.
Tuttavia non pare siano all’orizzonte scenari innovativi; temo che a prevalere sia, come al solito, la rincorsa a problemi modesti ma che riescono però a calamitare l’attenzione della pubblica opinione ( vedi il caso di via Montaldo), come se si trattasse di questioni insuperabili:il Comune anziché governare la mobilità si fa trascinare nell’ingorgo del mugugno ( peraltro motivatissimo) su episodi molto locali.
Di contro assistiamo inerti alla escalation di gravissimi incidenti stradali con una lunga serie di vittime a cui non va nemmeno più l’onore della pagina di apertura della cronaca, quasi si trattasse di un problema normale.
Insomma da un lato manca la proposta e dall’altro c’è la rassegnazione a considerare come inevitabili morti e feriti in una città dove la circolazione dei veicoli è sempre più caotica, priva di regia e controlli adeguati.
Eppure si può fare molto di più, anche cogliendo l’occasione di una crisi economica e sociale che sta mutando, un po’ alla volta, le abitudini di molti cittadini.
Sarà capitato anche a voi di osservare come sempre più frequentemente circolino per le nostre strade ciclisti.
L’uso della bicicletta a Genova è sempre stato considerato un azzardo date la caratteristiche del nostro territorio, ma la crisi, che ben si deduce dalla riduzione significativa del traffico privato e persino dal calo degli utenti del trasporto pubblico, apre nuove prospettive che vanno incoraggiate.
Parto da questa considerazione per fare la prima proposta, anche se, in una scala di priorità, potrebbe essere l’ultima.
Per prima cosa occorre rilanciare ed estendere il bike sharing: è singolare che su questo servizio che pur è costato molti soldi al Comune, e altrettanti ne costa per la sua manutenzione, non vi sia un rendiconto pubblico di come sta andando, quanti utenti, quanti spostamenti, quale anche il bilancio economico. Trattandosi di un servizio pubblico il Comune ha l’obbligo, oltre che il dovere, di farci sapere qualcosa. Così come il gestore del servizio deve impegnarsi per incentivarne l’utilizzo con campagne promozionali che leghino il bike sharing agli altri settori della mobilità. Qualche esempio:
1) dare la tessera gratuita a chi sottoscrive l’abbonamento al bus (offerta che dovrebbe soprattutto essere orientata ai giovani)
2) fare accordi con i gestori dei parcheggi a corona del centro per cui chi lascia la macchina ha diritto a muoversi con la bici per lo stesso periodo della sosta nel parcheggio
3) istituire una credit carbon, cioè una tessera che consenta la raccolta di punti di mobilità sostenibile con incentivi per chi raggiunge determinate soglie di punteggio nell’anno ( sotto questo profilo sono molto interessanti possibili accordi con i CIV)
4) lavorare con i mobility manager aziendali e scolastici ( sperando che vi siano!) per individuare forme di incentivazione all’uso della bici negli spostamenti casa/lavoro, casa/ studio.
5) Integrare car e bike sharing ( e tpl)

Ma soprattutto è indispensabile che:
1) si attrezzino sia con postazioni nuove di bike sharing che con rastrelliere i poli attrattori di mobilità: le stazioni ferroviarie, i principali capilinea dei bus, i parcheggi a rotazione, i poli sanitari ospedalieri e scolastici, le arre pedonali del centro, le ztl
2) si dia finalmente corso alla realizzazione di itinerari ciclabili per consentire ai ciclisti di muoversi in sicurezza
3) si realizzino- almeno una per ogni municipio- le zone 30, vale a dire interi quartieri dedicati alla mobilità dolce.
Sul fronte del trasporto pubblico:
1) riveder completamente l’organizzazione dei punti di interscambio tra linee collinari e linee di forza, creando apposite aree di interscambio, curate e ben organizzate sotto il profilo fisico (della qualità dell’arredo urbano e dei servizi connessi) e della coincidenza tra diverse linee. In questo caso si darebbe un servizio migliore a costi decisamente più contenuti
2) analogamente, e nei tempi necessari, va rivisto il collegamento tra gomma e ferro, evitando duplicazioni di percorsi ( e aumento di costi) e garantendo riduzione dei tempi di percorrenza tra casa /lavoro e casa/scuola
3) realizzare piattaforme plurimodali ove convivano sulla stessa porzione di territorio tutti i servizi di mobilità sostenibile
4) sfruttare meglio l’opportunità dei taxi per integrare servizi collinari e aree a domanda debole.

Sul fronte dell’innovazione:
Far crescere la consapevolezza e la conoscenza della nuova frontiera della mobiltà: la mobilità elettrica.
Genova Smart City non può restare fuori da questo settore e deve attrezzarsi per favorire la diffusione di veicoli elettrici nella pratica quotidiana sia per le persone che per le merci.
Quindi.
1) pianificare la diffusione di sistemi di alimentazione per veicoli elettrici ( almeno 300 punti di ricarica nella grande Genova)
2) incentivare presso i privati la diffusione di veicoli elettrici prevedendo incentivi per chi allestisce presso spazi propri, punti di ricarica
3) trovare partner tecnologici, provider di energia e fleet management per la diffusione delle smart gride e dei veicoli elettrici ( modello Parigi)
4) regolamentare l’accesso alle zone più sensibili della città favorendo l’accesso a veicoli a zero emissioni.

Inoltre sviluppare la città digitale,le aree wi fi e applicazioni specifiche per la mobilità per smart phone.

Genova, data la sua posizione geografica, non soffre di particolare esposizione alle polveri sottili, ma non di meno deve preoccuparsi degli effetti deleteri determinati dal traffico ma soprattutto deve compiere una piccola rivoluzione culturale ponendosi all’avanguardia tra le città italiane con la consapevolezza che la ripresa passa anche attraverso queste scelte di fondo.
Arcangelo Merella

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